Scuola materna pubblica negata: i figli di alcuni comuni montani abruzzesi sono forse figli di un Dio minore?
Ill.mo Assessore Santangelo,
in una sua dichiarazione alla stampa ha affermato che “la legge regionale 32 contrasta lo spopolamento delle aree interne. Prevede un bonus per tre anni per ogni nuovo nato…..Ad essa si affianca….il sostegno per gli asili nido privati laddove manchi un’offerta pubblica come accade a Bomba e a Scanno…”. E’ tutto vero. Ma quanti sanno che all’attualità nella montagna abruzzese ci sono “paesi di serie A” e “paesi di serie B”.
Pochi sanno che nella montagna Abruzzese il diritto alla scuola pubblica per l’infanzia 3-6 anni pur non essendo obbligatoria, è garantito dalla Costituzione. In Abruzzo pochi sanno che, almeno nel comune di Scanno, la scuola materna pubblica non è mai esistita. C’è solo la scuola paritaria che, per frequentare la quale, le famiglie devono pagare oltre alla tassa di iscrizione anche una pesante retta mensile e i buoni pasto al 100/100. Infatti le famiglie che abitano in questi paesi e che hanno scelto con coraggio di restarvi, devono pagarsi di tasca propria rette mensili costose se vogliono mandare i loro figli all’asilo. Una spesa che diventa poi insostenibile per chi ha due o più bambini e deve fare i conti ogni mese con bilanci familiari sempre più fragili per via di bassi stipendi e di tutti gli aumenti che ben conosciamo.
Come Lei sa, on. Assessore essendo stato uno dei firmatari dell’emendamento, nel 2023 il Consiglio regionale aveva approvato una norma semplice e di buon senso: là dove la scuola pubblica non è presente, la Regione avrebbe coperto il costo delle rette a carico delle famiglie. Un atto di giustizia costituzionale e sociale che viene riconosciuto ai tre Comuni abruzzesi! Non un regalo o peggio ancora un’elemosina, ma più semplicemente un diritto come ha riconosciuto la Corte Costituzionale chiarendo che la scuola dell’infanzia, pur non essendo obbligatoria, rientra nel diritto all’educazione del bambino che lo Stato deve garantire.
Nel 2023 la Regione è intervenuta rimborsando per la prima volta le rette alle famiglie che ne avevano diritto. Ma nel bilancio 2024-2025, ecco la sorpresa, quella misura non è stata rifinanziata. Si parla complessivamente di meno di 100mila euro. La stessa cifra che la Regione ha speso per una campagna promozionale in Spagna. Briciole poi, se confrontate con altre voci di spesa. Ma decisive per chi non ha alcuna alternativa. Domanda: vale più una cena con prodotti tipici, un dépliant a Madrid o garantire prima il diritto allo scuola materna dei bambini abruzzesi che hanno avuto la sfortuna di essere nati in paesi montani dove la scuola pubblica non esiste?
Intanto, mentre la sanità regionale in montagna è prossima al disastro, dal palazzo arrivano parole solenni: “Chi sceglie di vivere in montagna avrà un trattamento speciale”, dichiara il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri.
Quel trattamento speciale, però, i cittadini di queste aree lo conoscono bene da sempre: significa, sacrifici, rinunce, diritti negati, costi energetici alle stelle e la necessità di arrangiarsi da soli. Ma in che paese viviamo?
L’approvazione della legge sulla montagna è stata salutata con entusiasmo da politici, associazioni ed economisti. Si parla di nuove opportunità e di strumenti per sostenere chi vive nelle aree interne montane. Inoltre la legge, per diventare realmente operativa, ha bisogno di decine di decreti attuativi. E il timore è che i tempi si allunghino, come spesso accade, rischiando di far peggiorare una situazione che già oggi non è delle migliori.
Un famoso giornalista anni fa scrisse che di fronte a grandi discorsi e proclami altisonanti, la vera domanda di un cittadino resta semplice: “Se davanti casa ho una buca sulla strada che a causa della pioggia si riempie d’acqua e al passaggio delle macchine sporca il mio portone, chi la dovrebbe riparare?”
Perché una famiglia che vive in un paese di montagna deve pagare rette molto pesanti che spesso mettono in crisi lo striminzito bilancio familiare per garantire ai figli di poter frequentare la scuola materna, solo perché lo Stato, la Regione il Comune non offrono quella pubblica?
Chi deve garantire, se non le istituzioni, quel diritto Costituzionale che continua ad essere negato?
Perché un bambino che nasce a Scanno, Sante Marie o Bomba deve valere meno di uno che nasce a Pescara, a Sulmona, a L’Aquila, a Opi o Pescasseroli?
Una domanda che vale sia per la maggioranza che governa l’Abruzzo che per l’opposizione che in questo caso pari sono, ma è proprio così difficile trovare nel bilancio regionale qualche briciola per sanare una situazione inaccettabile che non ha nulla a che vedere con una Regione giusta, civile, democratica e moderna?
Sperando in una sua positiva iniziativa, l’occasione mi è grata per salutarla cordialmente,
F.to EUSTACHIO GENTILE
PRESIDENTE ASILO BUON PASTORE
DI SCANNO